L’anno (scolastico) che verrà

Non posso che ricordare le parole del collega Palcich, che ringrazio per la stima e la fiducia espressa nei miei riguardi, ma, soprattutto, per l’efficace sintesi di quella che vorrei fosse la via maestra in questo anno scolastico: dare continuità. Continuità alla progettualità, alle buone prassi, allo stile educativo e pedagogico che connota il quotidiano agire didattico del Collegio del quale ho avuto già modo di saggiare professionalità e, a tratti, forte passionalità.

Il continuum è la metafora che può rappresentare l’approccio di chi, reggente per un anno, con chiari i limiti e le potenzialità del suo incarico, è chiamato a dirigere, coordinare e, in buona sostanza, gestire unitariamente l’Istituto, valorizzando le tante risorse professionali presenti di alcune delle quali ho personalmente esperito, in passato, lo spessore e il talento.

Essere qui oggi, infatti, è per me, in qualche modo, anche un ritorno alle origini, dove tutto è iniziato, in un territorio in cui ho trascorso 15 anni da docente (proprio in questa scuola, ingresso Via Olivieri) e 7 dei miei 22 anni da dirigente; in questo liceo ho svolto con ammirazione la funzione di presidente di commissione maturità ed è questo liceo che scelsi per la mia prima figlia, diplomata 16 anni fa.  Ostia è, in buona sostanza, νόστος, e quindi casa. 

Un anno da trascorrere insieme: impossibile non chiedere, presentandosi com’è giusto si convenga a un ospite che entra in punta di piedi, condivisione, comprensione e buon senso. Ho avuto la fortuna di lavorare sempre in gruppi affiatatissimi, con dei collaboratori formidabili, legati insieme non solo dai traguardi raggiunti, ma anche da profonda amicizia e comuni interessi; lavorare non è mai stato un peso, nonostante i giorni rubati alle feste e ai weekend, nella consapevolezza che quanto si faceva aveva un senso.

Ecco, senso e impegno possono rappresentare per tutti non un ripiego ma la svolta; meglio se insieme: un operoso, rispettoso silenzio inteso come rovescio salvifico del suono, della parola, del rumore, dell’inutile e balbettante brusio.

Sarà allora una festa ricca di senso, capace di esprimere, in gesti e parole, la bellezza e la luce che brilla anche oggi in ogni luogo avvolto dalle tenebre del dolore, dell’irrimediabile, banalissima tristezza del non-senso che troppo spesso ci circonda.

E’ questo il mio augurio.

Il preside